Gesù era salito sul monte con questi tre apostoli perché fossero testimoni della sua gloria. Infatti davanti a loro si trasfigura e i discepoli possono contemplare la natura divina che sussiste assieme alla natura umana nella persona di Gesù. Gli apostoli “come poterono” contemplarono la sua natura divina, prefigurando “la tua resurrezione” (Doxastico).
Essi “non sopportando la vista della forma che non è dato contemplare” ruzzolarono a terra, “non potendo fissare il fulgore dell'inaccessibile gloria del tuo volto” (mattutino della festa). Lo scopo per cui Gesù si trasfigura sul monte di fronte ai corifei è duplice: 1) contemplare la sua gloria poco prima della sua passione, affinché quando lo avessero visto crocifisso “non temessero di fronte ai suoi patimenti” e capissero che la sua passione era volontaria. 2) mostrare al mondo che l'atteso Messia della Scrittura era lui, Gesù di Nazareth: apparvero Mosè ed Elia che si intrattenevano con Cristo e parlavano del suo transito, ovvero della sua morte imminente. La presenza di Mosè e di Elia fa comprendere ai discepoli che quel Gesù trasfigurato davanti ai loro occhi era quello annunciato dai profeti e che la Scrittura si compiva in lui. Il Messia quindi non era come erroneamente gli Ebrei lo aspettavano travisando le Scritture, ma il Messia sofferente, il Servo sofferente di Jahvé come dalla scrittura, dai profeti e dai salmi. Mosè ed Elia parlano con Gesù della sua passione salvifica evidenziando così una perfetta armonia tra le profezie antiche e il “profeta” Gesù di Nazareth.
La voce del Padre che si ode sul Tabor è il massimo della testimonianza: “Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto: ascoltatelo”. In questo modo il monte Tabor è veramente il cielo non solo perché “si sono posati i piedi del Signore: ma poiché Gesù ha manifestato a Pietro, Giovanni e Giacomo il mistero nascosto dall'eternità, la tremenda trasfigurazione... “ascoltatelo, perché egli donerà al mondo la grande misericordia” (IV Sticho del Vespro). Scopo principaledell'economia dell'incarnazione è trasfigurare la natura umana rendendola di nuovo radiosa, quella natura che un tempo il vecchio Adamo ha oscurato facendola così passare alla gloria e allo splendore della sua divinità.
D.V